59. Due rivoluzioni tecnologiche: le armi da fuoco e la stampa.

   Da: A. Tenenti, La formazione del mondo moderno,
quattrodicesimo-diciassettesimo secolo, Il Mulino, Bologna, 1980

 Mentre in Europa cambiavano la mentalit e la cultura delle
classi dirigenti, e si affermava la rivalutazione dell'uomo e
delle sue qualit, anche le arti meccaniche, basate sulla pratica
e sull'esperienza, progredirono; due nuove invenzioni, che si
imposero definitivamente nel primo Cinquecento, le armi da fuoco e
la stampa,  mutarono, come spiega in queste pagine lo storico
Alberto Tenenti, l'una, l'arte della guerra, l'altra l'uso e la
diffusione della parola scritta.


   A partire dalla met del Trecento si constata, nei pi diversi
tipi di combattimento e nelle zone pi differenti, l'apparizione
dell'artiglieria. Cos, qualche bombarda inglese sorprende gi gli
avversari alla battaglia di Crcy (1346); i pezzi installati dai
Russi alla difesa del Cremlino fanno effetto sulle truppe tartare
del Khan Tok-tamic, venuto ad attaccarli nel 1382. Da allora si
inizia una lenta evoluzione, dalle primitive bombarde, larghe di
bocca e molto corte, capaci di lanciare solo palle di pietra lungo
una traiettoria quasi circolare, ai primi veri e propri cannoni
della seconda met del Quattrocento. Da arma buona soprattutto per
operazioni d'assedio (anche se rester tale assai a lungo) essa
diventa un complesso di batterie mobili, grazie al loro affusto,
atte a lanciare palle di bronzo con una gittata quasi rettilinea,
d'una ben maggiore forza d'urto. Mentre sul piano delle tecniche
contabili e bancarie sono gl'Italiani all'avanguardia, su quello
della balistica sono i nordici: Tedeschi e Francesi in
particolare. Anche in campo marittimo gli atlantici precedono, e
distanzieranno sempre pi, i mediterranei. Le galere da
combattimento di questi ultimi, basse di fiancata, erano per di
pi ben poco adatte all'installazione dei nuovi pezzi,
contrariamente alle unit d'alto bordo delle marine oceaniche.
Senza dubbio l'introduzione dell'artiglieria non ha sconvolto
l'arte della guerra: ma fra Tre e Quattrocento i suoi progressi
sono regolari e tali che prima del 1500 se ne cominceranno a
sentire vistosamente gli effetti. Del resto, la novit non
risiedeva tanto nel cannone, quanto nello sfruttamento della
polvere da sparo per lanciare proiettili a distanza, dirigendoli
grazie ad una canna metallica. Quest'ultima assunse presto le pi
svariate lunghezze ed un peso tale da renderla manovrabile da due
uomini o da uno solo. Tali armi individuali, il cui uso si fece
sufficientemente largo a partire dal 1500, divennero davvero
decisive: non solo e non tanto nelle lotte fra Europei o contro i
Turchi (che seppero provvedersene assai bene) ma in quelle che non
tardarono ad opporre gli Occidentali ai popoli degli altri
continenti.
   Mentre le armi tradizionali dominavano ancora nel secolo
quattrodicesimo e quindicesimo, lance, alabarde, frecce
continuarono ad essere larghissimamente impiegate nel Cinque ed
anche nel Seicento, cos come gli scudi, gli elmi o le corazze;
neppure la cavalleria entr in crisi repentina. Non occorre
insistere, tuttavia, sul fatto che tra armi bianche ed armi da
fuoco nessuno poteva esitare pi, purch disponesse
dell'attrezzatura e delle capacit di procurarsi le seconde. I
principi non poterono ormai far a meno di fornirsi d'artiglieria,
la cui messa a punto ed impiego superavano le possibilit dei
privati. Assai diversa si fece la situazione sul mare: ciascun
vascello, anche mercantile, era in grado di trasportarne e di
farne uso. A poco a poco, nessuna unit di una certa importanza si
pot permettere di esserne sprovvista. Poich i contatti con i
paesi extra-europei non ebbero praticamente luogo altro che per
via marittima, appare evidente il rilievo che assunse per secoli
l'armamento dei vascelli occidentali nei loro confronti.
   Per quanto riguarda l'Europa va sottolineato che le nuove
possibilit balistiche imposero un completo rinnovamento delle
opere difensive fisse. Muraglie, torrioni e fortezze cominciarono
appunto a cambiare aspetto nella seconda met del Quattrocento e
lo mutarono soprattutto nel corso del secolo successivo. Le mura
di pietra cedettero il posto a larghi argini o spalti rivestiti in
cotto; scomparvero le torri ed apparvero bastioni sempre meglio
profilati dagli ingegneri militari. Assalita da ogni lato, la
penisola italiana concentrer i suoi sforzi in questo settore
delle opere difensive, di cui annoverer i maggiori competenti
fino al Seicento.
   Quasi con lo stesso rilievo dell'artiglieria, l'invenzione
cronologicamente alquanto pi tarda della stampa s'impose fra la
met del Quattrocento ed i primi decenni del Cinquecento. Mentre
anche questa nuova tecnica fior innanzitutto nell'Europa del
Nord, essa non ebbe un periodo di incubazione molto lungo. Quasi
certamente, una sorta di tipografia con caratteri fissi precedette
quella con caratteri mobili. In quel primo momento xilografico,
brevi testi vennero incisi su matrici di legno, e poi anche di
metallo, di non grande formato. La pagina risultava stampata sui
fogli vergini alla stregua di una scena figurata da riprodurre.
Queste matrici - forse non usate prima del 1430 - presentavano
l'inconveniente di non essere molto resistenti oltre che di
esigere un prolungato lavoro d'intaglio, da rinnovare per ogni
pagina. Intorno al 1450 Giovanni Gutenberg (1395-1468) realizz a
Magonza degli impaginati composti di lettere metalliche e mobili,
riutilizzabili, cio, per un numero indefinito di volte. E' lecito
pensare che la circolazione degli xilografi abbia stimolato la
ricerca di questo procedimento pi funzionale. Esso venne
individuato comunque in un breve volger di anni, in una regione
limitrofa a quella ove erano comparsi gli xilografi, senza dubbio
non solo da Gutenberg, che trov immediatamente numerosi imitatori
e concorrenti.
   Il passaggio dal manoscritto al libro fu relativamente rapido.
Numerosi erano infatti gli artigiani ed i tecnici capaci
d'incidere e di lavorare i metalli, in particolare nella zona
renana. Il risparmio di tempo e soprattutto la diffusione delle
opere erano senza confronto maggiori con il nuovo ritrovato che
con la copia manoscritta. La carta, divenuta articolo pressoch
corrente, non costituiva pi un materiale costoso. Infine non era
arduo impiantare tipografie, dato che i caratteri potevano essere
trasportati o fabbricati in modo assai agevole. Unico scarto
notevole era l'aspetto e la preziosit del manufatto. Senza esser
tanto spesso un prodotto di alta qualit, il manoscritto era da
secoli anche un'opera d'arte: soprattutto per chi vi era abituato,
lo scadimento appariva incontestabile. Assai pi nettamente che
per le armi da fuoco, la competizione fra i due procedimenti si
concluse a vantaggio di quello pi moderno: i volumi manoscritti
sparirono dalla circolazione gi prima della fine del secolo
quindicesimo, anche se, per motivi di gusto, qualche ricco amatore
continu a farne raramente eseguire alcuni.
   L'invenzione dei caratteri mobili fu davvero rivoluzionaria: da
un'era di conoscenza si passava ad un'altra. Poco importa che nei
primi decenni le tipografie facessero uscire quasi soltanto opere
religiose, spesso tutt'altro che di attualit. Si deve pensare
infatti che proprio esse godevano di maggior credito ed avevano un
pubblico di utilizzatori - gli ecclesiastici - pi ampio. Ma la
dinamica della loro invenzione era tale che nuovi sviluppi non
avrebbero tardato a verificarsi. Essa era atta a soddisfare non
solo i bisogni delle persone pie o del clero, ma quelli di tutti:
dagli umanisti ai giuristi, dai geografi ai naviganti ed ai
minatori, dai semplici curiosi agli stessi indotti (le immagini
potendo essere ormai diffuse su vasta scala e parlare a cerchie di
analfabeti). Occorre appena aggiungere che nasceva nel contempo
una nuova e spettacolare dimensione per ogni tipo di propaganda
(soprattutto religiosa e politica) e di informazione o
ingiunzione.
   [...] Ben presto si volle fare anche del libro un'opera di
qualit. I primi caratteri, in tutto simili a quelli dei
manoscritti ed in genere gotici, data la provenienza nordica dei
tipografi, cedettero il posto ad altri pi leggibili. In Italia,
ma a poco a poco anche in altri paesi, vennero addirittura
sostituiti da quelli tondi e corsivi. I caratteri e la
presentazione del testo sulla superficie della pagina, non meno
delle lettere maiuscole figurate all'inizio dei capitoli e delle
illustrazioni, assursero presto e sovente a realizzazioni
artistiche. I prodotti delle varie stamperie vennero
contrassegnati da un'immagine emblematica e di richiamo, analoga a
quelle che inalberavano le altre botteghe artigiane, ma pi
raffinata ed insieme ambiziosa. Ci non era sufficiente per
proteggere l'esclusivit della produzione di ciascun tipografo: n
vi riusc neppure il privilegio di stampa, che non si tard ad
istituire, ma venne concesso in generale per un periodo assai
breve.
   La stampa costitu una delle produzioni pi caratteristiche
dell'Occidente, ove rimase a lungo praticamente concentrata. Essa
attir presto l'interesse di chi, disponendo di adeguati mezzi,
desiderava diffondere certi tipi di opere piuttosto che altri. Si
possono citare a questo proposito due grandi editori: William
Caxton, grande fautore del volgare inglese, e Aldo Manuzio,
diffusore di opere latine e greche (morto nel 1515), il primo
installato fra Bruges e Londra, il secondo a Venezia. Per quanto
gi la seconda generazione di stampatori, dopo il 1485 circa,
avesse individuato le ubicazioni pi redditizie per la propria
attivit, fattori particolari intervennero in questo processo.
Grandi centri commerciali (come Genova, Marsiglia o Barcellona)
rimasero praticamente estranei al trionfo della tipografia cos
come, almeno inizialmente, alcune celebri sedi di universit (ad
esempio Padova, Napoli, Cambridge). In mancanza di una capitale
politica, lo spazio germanico vide le sue maggiori concentrazioni
editoriali allinearsi lungo il duplice asse costituito dalle valli
del Reno e del Danubio. Colonia, Strasburgo, Augusta, Basilea e
Norimberga ne costituirono i fulcri fra la seconda met del
Quattrocento ed i primi decenni del secolo successivo. Da Lubecca,
cuore della Hansa [unione di commercianti tedeschi], gli artigiani
germanici partirono per installarsi (fra il 1480 ed il 1500) in
Danimarca, in Finlandia ed in Russia.
   L'Italia invece apparve ben presto dominata dal centro di
gravitazione veneziano. A titolo indicativo si noter che mentre i
tipografi lagunari fecero uscire circa 1500 opere fra il 1490 ed
il 1500, i fiorentini ne pubblicarono un decimo, i milanesi un
sesto ed i romani un terzo. Diverse a loro volta le situazioni in
Francia (se Parigi primeggi fin dall'inizio, Lione le tenne
validamente testa fino alla met del Cinquecento), in Inghilterra
(ove nessuna citt seppe competere lontanamente con Londra) ed in
Spagna (caratterizzata da una dispersione regionale delle
stamperie). Con il passare degli anni la tipografia divenne
altres una attivit economica sempre pi notevole. Pochi editori
impiegavano certo effettivi paragonabili a quelli (pi di cento
operai ed artigiani) del norimberghese Antonio Koberger, attivo
fra il 1470 ed il 1513; pochi tiravano un migliaio di copie dei
propri libri come Aldo Manuzio. Ma la stessa incapacit in cui ci
si trova tuttora di catalogare i titoli della produzione europea
anche solo dei primi decenni denota assai bene il successo ed il
profitto che arrisero agl'imprenditori in questo campo.
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